uando spuntò il giorno era a quindici miglia di distanza, e cavalcando in direzione nord attraversavo la foresta di querce che si estende lungo la valle del Cothi. Non esiste una strada in quel punto, solo sentieri, ma io li conoscevo bene e conoscevo anche la capanna understanding del fabbro nel più folto del bosco. In quella stagione sarebbe stata vuota.

Io e il mio cavallo ne dividemmo il rifugio in quella giornata di dicembre. Lasciai che il mio destriero pascolasse liberamente, quanto a me non avevo fame. Avevo qualcos’altro di cui nutrirmi: quella profonda ed eccitante sensazione di leggerezza e di potere che riconoscevo. Il momento era giusto ed ero in cammino.

Bevvi un sorso di vino, mi avvolsi caldamente nelle pelli di pecora e mi addormentai come un bambino, di un sonno profondo e senza pensieri.

Sognai di nuovo la spada e anche nel sogno sapevo che esso mi veniva direttamente da Dio.

Normalmente i sogni non sono mai così nitidi; sono una confusione di desideri e di paure, di cose viste, udite e sentite benché sconosciute. Questo era nitido come un ricordo.

Per la prima volta vidi la spada da vicino, non immensa ed abbagliante come la spada di stelle che già mi era apparsa. Era solo una spada, bella come può esserlo un’arma, con le gemme dell’elsa incastonate in volute ornamentali d’oro, e la lama scintillante ed impaziente, come se combattesse da sola. Le armi si guadagnano un nome così : alcune sono impazienti di combattere, altre sono ostinate, altre restie; ma sono tutte vive.

Quella spada era viva; era sguainata, stretta nella mano di un uomo armato. Lui era fermo in piedi accanto ad un fuoco, un fuoco da campo apparentemente in mezzo ad una pianura buia, ed era l’unico essere vivente che si vedesse su quella pianura. Lontano dietro di lui vidi, indistinte contro il buio del cielo, profilarsi delle mura ed una torre.

L’uomo era alto, avvolto in un mantello scuro che dalle spalle ricadeva in pieghe pesanti fino ai talloni. L’elmo gli nascondeva la faccia. Teneva la testa piegata, e la spada sguainata  tra le mani. La girava e la rigirava, come valutandone la proporzione, o studiando i caratteri runici sulla lama. La luce del fuoco lampeggiava e si oscurava, lampeggiava e si oscurava, via via che la lama girava.

Riuscii a leggere una parola, LORD, e poi di nuovo, LORD, e vidi scintillare le gemme mentre la spada girava.

Dissi: “Padre? Signore? “ ma, come a volte succede nei sogni, non riuscii ad emettere alcun suono. Lui però alzò la testa. Mi porse la spada, piatta sulle sue mani ed una voce che non era quella di mio padre disse : “Prendila”. Era una voce d’uomo, una voce profonda, brusca https://essay-writing-service.co/essay-editing-service ed abituata al comando, appena un po’ roca come avviene, a volte, per la stanchezza.

Cercai di muovermi, ma non ci riuscii, così come non riuscivo a parlare. Non ho mai avuto paura di uno spirito, ma di quest’uomo avevo paura. Dall’ombra vuota sotto l’elmo uscì di nuovo la voce, severa ed appena un po’ divertita, che mi fece aggricciare la pelle. Lui disse, e questa volta percepii chiaramente la stanchezza della sua voce: “Non devi avere paura di me. E neppure della spada. Prendila, LORD. Non avrai pace finché non lo farai !”

Mi avvicinai a lui. Tesi le mani per prendere la spada ed egli si protese per appoggiarvela. Io rimasi fermo. Appena la spada lasciò la sua presa cadde nelle mie mani. Lo sentii dire : “Usala. Nessun altro può usarla.”

Poi i miei occhi si aprirono ed era giorno pieno, l’aria era piena di grida e di polvere, tutto intorno a me infuriava la battaglia.

Quel nome…, quella lama…,sembrava una spada forgiata apposta per me…

Written by Lord_Maramaldo


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